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SENTENZE FAVOREVOLI

In questa sezione, le massime più recenti e significative, tratte dalle sentenze favorevoli ottenute dal nostro studio, in tema di equa riparazione per l’irragionevole durata del processo ai sensi della c.d. Legge Pinto.

Massima estratta dalla sentenza n. 3268 del 11.02.2020

La mancata presentazione dell’istanza di prelievo, cui fa riferimento l’art. 54, comma 2, del d.l. n. 112 del 2008 (prima della rimodulazione, come rimedio preventivo, operatane dalla legge n. 208 del 2015), non costituisce un adempimento necessario, ma una mera facoltà del ricorrente la cui mancanza può costituire elemento indiziante di una sopravvenuta carenza, o di non serietà, dell’interesse della parte alla decisione del ricorso, potendo quindi assumere rilievo ai fini della quantificazione dell’indennizzo ex lege n. 89/2001, ma non potendo viceversa condizionare la stessa proponibilità della corretta domanda.

Massima estratta dalla sentenza n. 1551 del 23.01.2020

Irragionevole durata della procedura fallimentare

In tema di equa riparazione per l’irragionevole durata delle procedure fallimentari il termine semestrale di decadenza per la proponibilità della domanda decorre dalla data in cui il decreto di chiusura del fallimento non è più reclamabile in appello, non potendo, al contrario, ritenersi esaurita la procedura fallimentare rispetto ai creditori con riferimento alla data di soddisfazione del loro credito, in mancanza, a tale momento, di alcun provvedimento giudiziario di definizione della procedura nei loro confronti.

Seconda Massima estratta dalla sentenza n. 1551 del 23.01.2020

In tema di equa riparazione da durata irragionevole di una procedura fallimentare, l’azione esperita nei confronti del fondo di garanzia gestito dall’INPS per il conseguimento delle prestazioni previdenziali di cui alla L. n. 297 del 1982 ed al D.Lgs. n. 80 del 1992 non condiziona l’insorgenza del diritto all’indennizzo, ai fini della quale è sufficiente la prova del fallimento del datore di lavoro e dell’ammissione del credito al passivo, potendo invece rilevare in sede di liquidazione dell’indennizzo, così da giustificare una eventuale decurtazione del minimo annuo indicato dalla CEDU.

Massima estratta dalla sentenza n. 26506 del 17.10.2019

Poiché fra i termini per i quali l’art. 1 della legge n. 742/1969 prevede la sospensione nel periodo feriale vanno compresi non solo i termini inerenti alle fasi successive all’introduzione del processo, ma anche il termine entro il quale il processo stesso deve essere istaurato, allorchè l’azione in giudizio rappresenti, per il titolare del diritto, l’unico rimedio per fare valere il diritto stesso, detta sospensione si applica anche al termine di sei mesi previsto dall’art. 4 della legge n. 89/2001 per la proposizione della domanda di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo.

Massima estratta dalla sentenza n. 26045 del 15.10.2019

Il Giudice della domanda di equa riparazione, proposta in pendenza di giudizio presupposto, può prendere in considerazione l’ulteriore ritardo maturato nelle more del giudizio e liquidare l’indennizzo da ritardo maturato fino al dì della sua decisione trattandosi di un fatto storicamente già verificatosi, il cui accertamento non richiede alcuna valutazione prognostica e ciò anche in risposta ad evidenti ragioni di economia processuale.

Massima estratta dalla sentenza n. 8055 del 21.03.2019

Il dies a quo del termine di sei mesi per la proposizione del ricorso ai fini della richiesta di equa riparazione per la durata irragionevole della procedura fallimentare non coincide con quello relativo all’approvazione del piano di riparto parziale, neanche nel caso in cui il credito dei dipendenti fosse stato a quella data integralmente soddisfatto, ma con quello della chiusura definitiva del fallimento.

Massima estratta dalla sentenza n. 30700 del 27.11.2018

Ai fini del diritto all’equa riparazione, secondo lo standard ricavato dalle pronunce della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, le procedure fallimentari non dovrebbero superare la durata complessiva di sette anni, in quanto, tenuto conto della peculiarità della procedura fallimentare, il termine di cinque anni, che può ritenersi normale nella procedura di media complessità, è stato ritenuto elevabile fino a sette allorquando nella specie il procedimento si presenti notevolmente complesso, ipotesi ravvisabile in presenza di un numero elevato di creditori, di una particolare natura o situazione giuridica dei beni da liquidare (partecipazioni societarie, beni indivisi ecc), della proliferazione di giudizi connessi alla procedura, ma autonomi e, quindi, a loro volta di durata condizionata alla complessità del caso, oppure della pluralità delle procedure concorsuali interdipendenti.

Massima estratta dalla sentenza n. 26610 del 22.10.2018

In tema di equa riparazione da durata irragionevole del processo fallimentare, per il quale il creditore non abbia neppure dimostrato di aver manifestato nei confronti degli organi della procedura uno specifico interesse alla definizione della stessa, è congrua la liquidazione dell’indennizzo nella misura solitamente riconosciuta per i giudizi amministrativi protrattisi oltre dieci anni, rapportata su base annua a circa euro 500,00, dovendosi riconoscere al giudice, il potere, avuto riguardo alla peculiarità della singola fattispecie, di discostarsi dagli ordinari criteri di liquidazione dei quali deve dar conto in motivazione.

Seconda Massima estratta dalla sentenza n. 26610 del 22.10.2018

Secondo lo standard ricavabile dalle pronunce della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, le procedura fallimentari non dovrebbero superare la durata complessiva di anni sette, in quanto, tenuto conto della peculiarità della procedura fallimentare, il termine di cinque anni, che può ritenersi normale nella procedura di media complessità, è stato ritenuto elevabile fino a sette anni, allorquando il procedimento si presenti notevolmente complesso, ipotesi ravvisabile in presenza di un numero elevato di creditori, di una particolare natura o situazione giuridica dei beni da liquidare (partecipazioni societarie, beni indivisi ecc.) della proliferazione di giudizi connessi alla procedura, ma autonomi e, quindi, a loro volta di durata condizionata dalla complessità del caso, oppure della pluralità delle procedure concorsuali interdipendenti.

Massima estratta dalla sentenza n. 64 del 04.01.2018

L’indennizzo spettante per l’eccessiva durata del processo amministrativo va commisurato all’intera durata di questo fin dal suo inizio e non al solo periodo successivo alla presentazione dell’istanza di prelievo.